L'avventura volge al termine. L'inizio della fine.
Il gruppo si apprestò ad uscire dal tempio, la cui uscita portava ad una pianura al centro di Izufuki, mentre tutti osservavano quella pallina saltellante sulla testa di Shiranui.
Ad un tratto, Shiranui si voltò.
Is: << Ah, scusatemi, non mi sono presentato. >> Disse il piccolo uomo alto quanto una foglia.
Is: << Il mio nome è Ishaku, compagno di avventure di Shiranui. Piacere di conoscervi! >>
I: << ... qualcuno mi spiega cosa sta succedendo? >>
Se: << E' apparso dal nulla un tizio alto un pollice che dice di essere compagno di avventure di Shiranui, che ha deciso di non parlare per il resto della sua vita perchè ha prurito sul collo. >>
I: << Interessante. >>
Is: << Non è proprio così... Shiranui non parla perchè non può tornare più alla sua forma umana. >>
F: << Come? Cosa è successo? >>
Is: << Tutti avete assistito allo scontro con il demone, no? Beh, per riuscire a sconfiggerlo Shira ha dovuto cedere parte della sua energia. Da questo momento in poi non può più trasformarsi. Non è così, palla di pelo? >>
Shiranui annuì, poi lanciò Ishaku a terra (evidentemente non ama essere chiamato in quel modo... ) e si lanciò in una delle sue solite corse verso la destinazione successiva.
Is: << Ehi, aspetta! >>
Izayoi... città sotteranea simbolo della lotta e della resistenza contro le forze del male. Da sempre, l'unica città che non ha mai risentito della presenza di mostri di vario genere. Ma da quel momento, i miei ricordi di quella città sarebbero cambiati per sempre.
Izayoi non era semplicemente una città sotterranea. Era molto vicina alla costa nord di Izufuki, e ne era parte, letteralmente. La città, infatti, proseguiva fin sotto il fondale marino (ovviamente si parla di un fondale molto basso), e nonostante questo non aveva nulla di atipico. Tutto aveva sempre proseguito normalmente, come una normale città.
Ma ora era diverso. La città che era stata d'esempio alle altre, che dava speranza a tutta la popolazione di Izufuki era ridotta a ora lembi di terra galleggianti sul mare, collegati tra loro e alla terra ferma da ponti malridotti e frettolosamente costruiti. Gli abitanti avevano tutti espressioni tristi, memori della gloria passata e coscienti della loro sfortuna. Persino loro si erano rassegnati. Arrivammo correndo dopo un lungo viaggio di cinque giorni. Con me erano coloro che mi avevano accompagnato durante la mia odissea alla ricerca della fonte dei mali di Izufuki: Najikue, la volpe a dodici code. E presto avrei scoperto che Izayoi non era più null'altro che un esca, un ombra, un fantasma del passato che piange il presente corrotto dal male.
Mi apprestai ad entrare nella città quando dal nulla ci ritrovammo in una pianura, ma non era quella che avevamo appena attraversato. Era diversa. L'erba color cenere prendeva il posto delle verdi distese di Izufuki... era come un universo parallelo. Una grande volpe si trovava davanti a noi.
Ishaku parlò per primo.
Is: << Najikue! Assaggerai le nostre spade, i nostri artigli, le nostre frecce, e molto altro finchè il mondo non sarà privato del male che hai portato, o che morte non ci neghi la possibilità di combattere! >>
Iko tese l'arco. Italo impugnò saldamente la spada. SeiBit preparava il bastone. Federinik si concentrava. E io avevo davanti la stessa bestia che mi aveva ucciso molto tempo fa. Da cento anni aspettavo l'opportunità di tornare, per vendicare me e i miei vecchi compagni.
La battaglia stava per iniziare... la resa dei conti.
Una folata di vento muoveva l'erba, mentre nere foglie volavano davanti ai nostri occhi.